Vivisezione e motore a vapore

Che cosa hanno in comune la vivisezione e il motore a vapore?
Viene da dire che ci sia un abisso tra i due, ed è vero, ma c’è una consistente analogia,  infatti la vivisezione sta alla sperimentazione animale (SA) come il motore a vapore sta al motore a combustione interna. Sono entrambi nati (nelle forme attuali) nel 19° secolo, hanno entrambi subito una grande evoluzione (*), rimangono anche oggi imperfetti, ed entrambi non sono ancora completamente sostituibili (nella versione evoluta, naturalmente).

Questa analogia di base serve per spiegare perché la quasi totalità delle conclusioni animaliste sono delle immani stupidaggini.

Ci sono molti siti e molti personaggi che copincollano furiosamente estratti di studi che “dimostrerebbero” il “fallimento” della SA. Di solito sono parole di scienziati che recitano più o meno così: “…lo studio dimostra l’inaffidabilità del modello animale…”. Hanno torto? Solitamente no, ma solitamente parlano di modelli specifici, o di metaanalisi che considerano degli aspetti specifici, e in quasi tutti i casi si riferiscono alla tossicologia, che impiega solo l’8% degli animali della ricerca.
NON ESISTONO scienziati che possano dimostrare l’impossibile (che gli studi sugli animali sono inutili).

Nello stesso modo questi scienziati potrebbero analizzare i problemi legati all’uso dei mezzi di trasporto moderni (dagli incidenti all’inquinamento)  e giungere alle stesse conclusioni: “…lo studio dimostra l’inaffidabilità del trasporto su ruote…”, ma avete mai trovato un animalista affermare che le automobili (e i mezzi analoghi) sono inutili?

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Vediamo come funziona la sperimentazione animale.

Ipotesi animalista:

1- Prendo un gatto, lo lego ben bene e lo apro senza anestesia. Poi con il bisturi, lo tagliuzzo dentro qua e là, mentre aspetto di vedere se appare magicamente la cura per tutte le malattie.
2- Rubo il  cane al vicino  e provo la stessa procedura del gatto, o magari gli metto la testa sott’acqua per vedere se gli crescono le branchie.
3- Il cane fa troppo rumore, allora rubo il gatto alla Luisona, la gattara del quartiere, e ricomincio da capo.
4- ps. faccio notare che per fare questo sono andato a scuola fino a 25-30 anni, così il cane mica lo affogo io, io che ho studiato gli “faccio inalare una soluzione di DHMO che porterà ad una grave carenza di ossigeno al sistema nervoso centrale, causando una insufficienza cardiaca  con conseguente decesso”.
5- Comunque, tra un cane e un gatto, ho scoperto la cura del cancro ma la nascondo nel cavò perché il Nobel è roba da fighetti.
6- Ma come diavolo l’ho trovata la cura per il cancro (che ho nascosto al mondo), se “la vivisezione è inutile”?

ImmSchermo 2014-07-24 alle 10.59.23

Ipotesi scientifica:

1- Analizzando la casistica di una malattia mi viene un’idea per una cura.
2- Inizio la ricerca analizzando tutte le molecole conosciute, per selezionare quelle che il computer mi propone come più compatibili con le caratteristiche necessarie per interagire con il “bersaglio”.
3- Passo alla fase in vitro, dove faccio tutte le prove su cellule e tessuti, scartando le molecole che si mostrano dannose o pericolose e mandando avanti quelle che presentano dei possibili effetti benefici sulle cellule o i tessuti target.
4- A questo punto rimangono poche molecole che potrebbero essere usate sull’uomo, quindi comincio a fare test approfonditi fino ad esaurire tutte le possibilità che la tecnologia in vitro mi offre.
5- …
6- Adesso dovrei provare queste molecole sull’uomo, ma le domande rimaste sono ancora molte, ad esempio:

Qual è la dose adatta all’uomo?
Qual è la via migliore per somministrarle? (Supposte, pastiglie, capsule, creme, iniezioni in muscolo, in vena o sotto cute, ecc.)
Quanto, di questa dose, si perde o si trasforma in altri organi (come il fegato) prima di arrivare sul bersaglio?
Riesce a superare le barriere naturali come quella emato-encefalica?
Se le somministro per un mese che cosa può succedere?
È possibile che si accumuli in qualche organo e che causi danni con l’uso prolungato?
A cosa si va incontro in caso di sovradosaggio?
Se le somministro ad una persona gravida, che cosa mi posso aspettare riguardo a potenziali malformazioni del feto?
Riesco a portare abbastanza farmaco dove serve, prima che gli effetti collaterali superino quelli benefici?

Queste sono solo alcune delle domande a cui i test in vitro non potranno rispondere ancora per parecchi anni, ma a noi servono delle risposte prima di provare sui volontari umani, quindi devo cercare lumi sperimentando sugli animali.
Per questo tra i punti n°4 e n°6 ho lasciato il n°5 vuoto.
È il vuoto lasciato da chi dice che la SA non serve più. È il vuoto che si riempie di tutte quelle domande a cui gli altri metodi (non in vivo) non possono rispondere.

Nonostante non esistano alternative qui casca l’asino, arriva l’obiezione di quelli che usano gli studi solo per estrapolarne una parte per prendere per cretini quelli che li ascoltano.

ImmSchermo 2014-07-24 alle 11.20.32

“Noi non siamo topi di 70 chili” e quello che si scopre sui topi non si può tradurre in predizione per gli umani.
Sarebbe in gran parte vero, se  fosse così che si analizzano i dati raccolti. I dati vengono confrontati con quelli degli stessi topi (o gli animali più adatti per ogni singolo test)  con altre molecole di cui già conosciamo gli effetti anche sull’uomo.
Ad esempio,

Io testo una molecola X sui topi (modello animale) per scoprire come funziona, cercando di migliorarla. Ora l’animalista mi dice che un uomo non è come un topo più grande e più pesante, e ha ragione, ma la cosa importante è che io lo so! So che ci sono queste differenze, e so quali sono nella maggior parte dei casi, perché confronto topi e umani da decenni.
La mia molecola appartiene certamente ad una classe di molecole che vengono metabolizzate in modo diverso dal topo e dall’uomo. Magari nel topo un decimo del farmaco Y (classe di farmaci) viene accumulato nel rene, mentre nell’uomo se ne accumula addirittura la metà (cinque decimi); in questo caso so già che per utilizzarlo sull’uomo dovrò moltiplicare per cinque i rischi di accumulo con tutto quello che ciò comporta. Di conseguenza, se vedo che la molecola X (della stessa classe di farmaci) , che sto testando, si accumula nel rene dello stesso topo, per due decimi, capisco che sull’uomo c’è il rischio che si accumuli quasi tutta nel rene, rendendo i rischi collaterali troppo alti.

In questo modo scopro che la molecola X, innocua sul topo, può essere molto pericolosa per l’uomo e la devo modificare prima della fase clinica.
Voi direte che così non è preciso. Vero! Ma è preciso abbastanza da permettere il passaggio alla fase successiva, quella sull’uomo, con la ragionevole certezza che questi volontari non corrano rischi eccessivi.

Quando svolgo i primi test sull’uomo posso vedere quanto mi sono avvicinato ad un buon farmaco e cosa devo ancora modificare, quindi faccio gli aggiustamenti necessari, se necessario mi avvalgo nuovamente di test in vitro e in vivo, e ripresento il farmaco perfezionato alla verifica clinica.

Se adesso c’è ancora qualcuno che crede che saltare il punto n°5 sia un’idea intelligente si merita Vannoni come chirurgo.

Posso fare un altro esempio:

Il modello animale è paragonabile al modellino di aereo.
Io costruisco un aereo in miniatura e guardo se e come funziona, cercando di migliorarlo. Ora l’animalista mi dice che un aereo non è come un modellino più grande e più pesante, e ha ragione, ma la cosa importante è che io lo so! So che ci sono queste differenze, e so quali sono nella maggior parte dei casi, perché costruisco modellini e aerei da decenni.
Quindi io non ho bisogno di costruire il mio aereo in base al modello e, solo dopo, scoprire cosa non funziona. Uso le conoscenze e l’esperienza per costruire il mio aereo basato sì, sul modellino, ma già modificato sulla base delle differenze conosciute tra modellini e aerei.
Questo non significa che l’aereo sarà perfetto, ma significa che potrà già volare con un collaudatore a bordo, senza metterlo in pericolo eccessivo, e toccherà a lui darmi le informazioni necessarie per perfezionarlo.

 

Tutto ciò vuol dire che quando gli animalisti parlano di mancanza di predittività degli animali, generalizzano dei risultati parziali come se, volendo andare da Milano a Roma, dicessero che non c’è modo di usare l’autostrada perché il casello di Milano è chiuso per lavori.
No, cari animalisti, ci sono altri ingressi dopo il casello di Milano, voi non li conoscete, ma i ricercatori sì!

Gli animalisti basano le loro conclusioni sulla presunzione di ignoranza da parte dei ricercatori!

Quando ci saranno dei validi test in vitro (fegato artificiale, body on a chip, ecc.), verranno affiancati ai modelli attuali per avere letture più precise, e per certi test sostituiranno gli animali. (Prego notare l’uso del tempo futuro!)

 

Tornando ora alle analogie con il motore endotermico e le sue applicazioni nei trasporti, concludo osservando che tale motore inquina, è rumoroso, ingombrante, costoso, che i trasporti che si basano su di esso hanno spesso guasti, incidenti, causano morti e malattie e chi più ne ha più ne metta. Anche il motore elettrico dei treni si basa ancora su elettricità prodotta con sistemi  altrettanto problematici, inoltre anch’essi hanno le stesse pecche già elencate.

Avete mai visto gli  animalisti radunarsi nelle città dove manifestano, arrivando rifiutando rigorosamente i mezzi sopra elencati?
No! Perché anche loro sanno che un mezzo collaudato e imperfetto è di gran lunga migliore di un mezzo inesistente.
È solo in merito al coinvolgimento animale che si rincoglioniscono completamente, rifiutando ogni realtà della natura e accanendosi contro ogni essere umano che considera i propri figli più importanti degli altri animali.

cristo

Cristo con il beagle in braccio

Note.

(*) Il motore endotermico non è un’evoluzione diretta del motore a vapore, concettualmente molto più grezzo; analogamente, fermo restando il principio di utilizzare animali, la SA è completamente diversa dall’antica vivisezione, dove si aprivano animali vivi per vedere come funzionavano gli apparati interni.

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