Analisi di un’ intervista a Thomas Hartung

In questo articolo analizziamo in modo semplice e popolare, senza entrare nel tecnico, un’intervista rilasciata da uno dei principali punti di riferimento degli animalisti.

Dimostreremo come gli animalisti sfegatati (magari patinati, come la Brambilla) falsano la realtà e si aggrappano a poche frasi, decontestualizzate, degli scienziati autorevoli ed esperti, che si schierano in difesa degli animali, alimentando così quella grave ignoranza dolosa che fornisce agli estremisti un alibi dietro il quale commettono i loro crimini.

Legenda dei colori:

in verde le frasi condivisibili o che diamo per buone visto che non influenzano il giudizio
in arancio quelle che sollevano perplessità
in rosso le frasi discutibili, errate, false o tendenziose
in blu i commenti e le obiezioni all’intervista

Qui il link all’intervista che titola:

   Ricerca senza animali, Hartung:
«La scienza è pronta, i governi ancora no»

hartung

Il professore della Johns Hopkins Bloomberg: «È solo questione di business, le aziende ne farebbero volentieri a meno»

[La prima perplessità sorge già dal titolo: se le aziende farmaceutiche (quelle che tutti gli animalisti accusano di fare lobby per continuare i test sugli animali perché è un business) ne farebbero volentieri a meno, il business (che riesce a danneggiare Big Pharma aumentando i costi), CHI LO FA ? ]

Le aziende farmaceutiche – perlomeno quelle che sostengono in proprio i costi della ricerca – hanno tutto l’interesse ad abbandonare la sperimentazione animale. Se non proprio per una questione di etica, quanto meno per un discorso di business. Perché sperimentare sugli animali comporta costi e tempi lunghi che male si combinano con il mercato – perché i farmaci salvano la vita, ma sono pur sempre prodotti commerciali e con il mercato si devono necessariamente confrontare – e con la rapidità di cambiamento che esso oggi richiede. Thomas Hartung non ne ha alcun dubbio. Professore alla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, fra il 2002 e il 2008 è stato a capo del Centro europeo per la convalida dei metodi alternative (Ecvam) della Commissione Europea. «Basterebbe un dato – spiega Hartung al Corriere.it -: fra il 2005 e il 2008 in tutta l’Ue il ricorso alla sperimentazione animale nell’industria farmaceutica è calato motu proprio del 25%. Ogni volta che le aziende possono passare ai metodi alternativi, semplicemente lo fanno». Perché sono convenienti. Perché danno risultati più efficaci. E perché li danno in tempi più stretti. Lui sgombra subito il campo da ogni possibile equivoco e spiega che a suo parere, «bisognerebbe sempre avere validi motivi per sacrificare esseri viventi». E che «visto che i metodi alternativi esistono è doveroso utilizzarli». [questo l’ho segnato in rosso perché la legge europea dice già adesso che i Metodi Alternativi esistenti DEVONO essere usati in vece degli animali]

Q. Professor Hartung, i metodi alternativi sono visti spesso come pretesto per una battaglia solo etica o ideologica. Perché farvi ricorso?  [i Metodi Alternativi non sono affatto visti come pretesto ma vengono usati regolarmente, già come complementari]
A. «Perché la sperimentazione animale non dà risposte abbastanza rilevanti per l’applicazione sull’uomo. Nel mio campo, la tossicologia, gli esperimenti su topi e ratti danno ad esempio una capacità predittiva su se stessi del 6o%; sull’uomo, per gli effetti delle droghe, del 43%. Troppo poco per compiere valutazioni efficaci. Ma questo non è il solo aspetto. Ce ne sono altri due a cui le aziende farmaceutiche sono particolarmente sensibili: costi e tempi». [accettiamo questi dati sulla fiducia, ma osserviamo anche che sono limitati agli effetti dei principi attivi, mentre la sperimentazione usa gli animali soprattutto per scoprire eventuali danni collaterali anche indiretti, al fine di non mettere in eccessivo pericolo i volontari della fase clinica]

Q. Vale a dire?
A. «I test che oggi si compiono sono troppo costosi. Testare il cancro sugli animali costa più di un milione di euro, una cifra enorme, che non ci possiamo permettere. E poi la durata: ogni ciclo di studio degli effetti dei tumori sui topi dura circa quattro anni, ma il cambiamento dei metodi di cura è molto più veloce e richiederebbe una maggiore reattività. Soprattutto considerando la quantità di sostanze che devono essere testate e le loro innumerevoli combinazioni: basti pensare che spesso le terapie sono basate su cocktail di farmaci. Bisogna pensare a costi più bassi e tempi più stretti, soprattutto per quei prodotti di cui già conosciamo molto. I metodi alternativi, e sostanzialmente il ricorso a modelli virtuali possibili grazie alle nuove tecnologie o lo studio su cellule staminali umane che danno ottimi risultati nello studio di biologia e tossicologia, rispondono a questi criteri»[questa è una semplificazione eccessiva, non abbiamo ancora questi mezzi, tanti sono in fase di studio e di realizzazione. E anche la materia che questi mezzi dovrebbero trattare non è del tutto nota: per fare un esempio, gran parte del proteoma umano è tutt’ora ignoto. Inoltre daranno risultati parziali e il risultato sarà quello di ridurre il numero delle cavie, non quello di azzerarlo. Bisogna sottolineare che non esiste, nemmeno nella più rosea delle ipotesi, la speranza oggettiva e fondata di creare un organismo artificiale perfetto, in grado di sostituire in toto un animale, che sia completamente predittivo per l’uomo]

Q. Per quale motivo allora si fa così fatica a prenderli in considerazione?
A. «È sempre un problema di mercato.  [mercato ?]   Le diverse legislazioni nazionali prevedono test sugli animali obbligatori e i farmaci non ricevono autorizzazioni se questo passaggio viene saltato. Le aziende di conseguenza sono state costrette ad investire in questo campo. La legge purtroppo fa riferimento a metodi superati, non è stata capace di adeguarsi ai tempi»[la legge vuole che i MA siano validati, cioè che sia dimostrato che, messi a confronto con la sperimentazione in vivo, diano esiti uguali o migliori, in termini di risultato, di tempo, di costo, dopo di che obbliga ad usarli ]

Q. Chi critica i metodi alternativi fa notare che è grazie ai test sugli animali che oggi esistono farmaci che salvano la vita all’uomo…
[non credo che esista nessuno che critica i metodi alternativi, a parte affermare che non ce ne sono ancora abbastanza disponibili. Forse l’intervistatore era tendenzioso?]
A. «E’ vero. La sperimentazione animale ha dato un grande contributo alla scienza e il mondo è più sicuro grazie a questi esperimenti. [alla faccia degli animalisti che affermano che la SA non ha mai dato risultati utili] Ma ad esempio in tossicologia si usano gli stessi metodi di 50 anni fa, quando io ero ancora all’asilo nido. [la tossicologia è la principale beneficiaria dei Metodi Alternativi, ma questi non sono sufficienti a coprire tutte le necessità, Hartung stesso, alla conferenza del m5s al senato, ha detto chiaramente che ci sono solo 50 metodi alternativi e che bisognerà ricorrere alla SA ancora a lungo] Nel frattempo molto è cambiato grazie alla tecnologia e alle conoscenze che abbiamo oggi e un tempo non avevamo. [infatti si usano, e per obbligo di legge, come già detto] Perché decidere di restare indietro di 20, 30 o 40 anni?»[decidere? i MA devono essere validati, cioè riconosciuti validi, non possono essere utilizzati fin dopo la validazione, poi diventano obbligatori (terza ripetizione!)]

Q. Il mondo scientifico però non è unanime su questo punto …[già, “SOLO” il 95% è favorevole alla SA]
A. «Anche a livello scientifico non vengono ancora valutati fino in fondo tutti gli aspetti delle alternative. Ad esempio non affrontiamo abbastanza i limiti degli esperimenti sugli animali. [gli scienziati non sono dei babbei che non distinguono un topo da un uomo, conoscono le differenze degli animali, ma conoscono anche le analogie, e sono più importanti. Quando compri un’automobile elettrica sai che ha parecchi limiti, ma se la scegli, la scegli per le cose che puoi fare, non quelle che non puoi fare]  Spesso i ricercatori parlano dei risultati stupendi dei loro esperimenti, ma non degli ostacoli che incontrano. Già tra ratti e topi ci sono differenze, figuriamoci tra ratti e uomo, e per questo i risultati non sono così rilevanti. [è tendenzioso, nella ricerca si sceglie la cavia, o la si crea, più adatta all’esperimento, e  di solito se ne conoscono le caratteristiche e i limiti]  Quel che è certo è che non esiste un metodo perfetto. I metodi alternativi hanno debolezze e così quelli basati sulla sperimentazione animale. Dobbiamo immaginare una combinazione fra loro e arrivare ad utilizzare sempre meno animali. [più che condivisibile]  L’esempio è quello delle cellule staminali umane, con cui possiamo studiare davvero la fisiologia dell’uomo e non qualcosa che può essere simile. Il processo dipende evidentemente dalle leggi, ma riguarda anche la scienza che sempre di più deve arrivare a capire i limiti dei metodi vecchi che ha fino a qui utilizzato». [vero, ma vanno anche trovati MA altrettanto o più efficaci, altrimenti la SA rimane più adatta.  “con cui possiamo studiare davvero la fisiologia dell’uomo” Una volta studiata questa fisiologia e inventata una terapia in vitro, vogliamo controllare se può causare danni in un organismo intero, o usiamo i pazienti come cavie, magari bambini? ]

Q. Le istituzioni sono pronte? 
A. «Io ho lavorato con la Ue che porta avanti il programma forse più grande del mondo per lo sviluppo dei metodi alternativi. Ma bisogna ottimizzare il processo per la convalida e aiutare anche finanziariamente la crescita dei nuovi metodi. Perché senza la forza del mercato e la standardizzazione è molto difficile introdurre qualcosa di nuovo. [vero, è anche più efficace che fare campagne menzognere contro la SA]  Ci sono grandi differenze tra Europa e Stati Uniti: da una parte e dall’altra dell’oceano si investono cifre analoghe, ma a livello europeo non c’è un coordinamento capace di razionalizzare ricerche e risultati. Negli Usa ci sono grandi agenzie che lavorano insieme ad un programma di 150 milioni di dollari per arrivare ad una concezione differente. Dall’alto si decide cosa serve, e dal basso i laboratori si mettono al lavoro per svilupparlo». [E magari dobbiamo lasciare loro il tempo di farlo]

Q. Lei vede sensibilità attorno a questo tema? Dopotutto l’empatia umana per gli animali è molto variabile. Tutti amiamo cani e gatti, ma se non si tratta di Mickey Mouse o del Remy di Ratatouille difficilmente pensiamo con simpatia ad un topo… 
A. «Un numero sempre maggiore di persone è contraria alla sperimentazione animale [totalmente falso, è tanta la gente che è contraria alla “vivisezione come descritta nelle campagne animaliste”, che è una cosa falsa; quando la gente è informata si dice favorevole (a parte i pasdaran)]   e sono molti quelli che si pongono dei dubbi. [e questo deve sempre essere così, le certezze sono pericolose]   Ma qui negli Usa l’aspetto etico è meno importante che da voi. Se qui si studiano i nuovi metodi per non utilizzare animali è solo perché non si è contenti dei risultati che i vecchi metodi danno. [anche vero, ma questo non significa che esistono già alternative migliori]   Sono questi limiti che ci impongono di voltare pagina, non è solo un discorso di empatia per un ratto». [concetto pericoloso, il voltare pagina. Se lo si intende come uno sprone, è condivisibile, ma se l’idea è quella che si debba abbandonare la SA anche senza alternative valide accertate, questo è insensato]

Q. Quindi alla fine tutto si riduce ad un aspetto economico?
A. «Le ditte farmaceutiche utilizzano sempre di meno animali e sono molto competitive in questo. Lo sviluppo di una nuova medicina ora costa mediamente un miliardo e 400 milioni di euro. Fra 2005 e 2008 tutte le ditte farmaceutiche europee hanno ridotto il 25% nell’uso di animali a parità di spesa. E’ un processo molto importante, tanti studiano oggi metodi più veloci basati su cellule umane e solo alla fine introducono un po’ di sperimentazione animale». [ MA È VERO, accidenti, Hartung SMENTISCE completamente le teorie degli animalisti, i quali strillano sempre l’opposto!]

Q. Lei sembra fiducioso… 
A. «E’ un processo, non si può cambiare dall’oggi al domani. Ma si può accelerare.[ad esempio se la LAV usasse per la ricerca di MA i fondi che usa per fare propaganda]   Ci sono malattie molto rare per le quali nessuna ditta può sviluppare qualcosa in modo classico perché non ci sono abbastanza pazienti per ottenere uno sviluppo rapido. Quindi si sperimenta direttamente sui pazienti e i risultati non mancano. Questo non vuol dire mettere a repentaglio vite. Si fa ricorso al microdosing, ovvero a sostanze usate in quantità limitate che non comportano rischi, e poi via via si va oltre. Bisogna farlo laddove non possiamo permetterci di aspettare i risultati dei test animali. Più del 50% delle medicine sono anticorpi per l’uomo e non funzionano sugli animali. E viceversa ci sono sostanze che hanno effetti dannosi e non funzionano sugli animali ma sono efficaci per l’uomo. [queste cose non dovrebbero essere alternative ma parallele, complementari]   Se ci si basasse solo sui test per animali non potremmo usarle. [e già, per questo esiste la fase clinica, e la SA spesso serve a rendere sicura questa sperimentazione sugli uomini]  L’esempio è quello della comune aspirina: provoca malformazioni sugli embrioni in moltissimi animali ma sull’essere umano no». [strumentalizzazione, (Le dosi che risultano teratogene nel ratto sono pari a 150mg/kg due volte al giorno durante la fase iniziale della gravidanza (Wilson JG, Ritter EJ, Scott WJ, Fradkin R– Comparative distribution and embryotoxicity of acetylsalicylic acid in pregnant rats and rhesus monkeysToxicol Appl Pharmacol 41: 67-68 – 1977 ), oppure 250mg/kg durante tutta la gravidanza (McColl JD, Globus M, Robinson S Effect of some therapeutic agents on the developing rat fetus. Toxicol Appl Pharmacol 7: 409-17 -1965). Sarebbe come dire che una donna di circa 55kg di peso assuma da 46 a 55 compresse di aspirina per almeno dieci giorni consecutivi durante il primo trimestre di gravidanza.) La prudenza è sempre e comunque d’obbligo, se vediamo che un farmaco causa problemi in gravidanza agli animali lo proviamo sulle donne lo stesso ? ]

Q. Come se ne esce?
A. «Non sempre facciamo le cose giuste per prendere decisioni giuste. In questo campo non esiste il concetto di bianco o nero. Bisogna aprirsi e valutare. L’importante è trovare una strada in questa nebbia». [esatto, e questo non include la propaganda antiscientifica]

Concludendo

possiamo affermare che quando uno scienziato con esperienza, si schiera contro la sperimentazione animale, tendenzialmente si riferisce al proprio campo di studi (in questo caso Hartung parla di tossicologia, che è la parte della ricerca dove i metodi alternativi sono più efficaci e numerosi, e quindi sono diventati complementari alla SA), inoltre non si tratta di una bocciatura integrale, perché mai una volta, Hartung dice che la SA è inutile, semplicemente auspica uno sprone maggiore verso le promettenti tecnologie che i ricercatori dei MA (piccolo spoiler: anche lì usano animali) stanno realizzando.

Chiosa finale: le menzogne degli animalisti:

la sperimentazione animale è inutile,
i metodi sostitutivi ci sono già,
si usa la SA solo per i guadagni di Big Pharma,
i ricercatori sono assassini incapaci e corrotti,
più il resto del repertorio,

sono appunto menzogne grossolane. E siccome non tutti sono stupidi, vuol dire che MENTONO SAPENDO DI MENTIRE !

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