La malafede del cherry picker

Premessa

Molto spesso si dice che tra i due contendenti la verità stia nel mezzo.

Quando si tratta di opinioni e non intendo opinioni scientifiche ma opinioni personali, questo può anche essere vero in una buona parte dei casi.
Quando invece si tratta di scienza, e ancora più precisamente di affermazioni scientifiche, avviene che la verità stia spesso da una sola delle parti.

Quando si ha a che fare con i Cherry Picker, non ci sono dubbi in proposito. Il Cherry Picker mente per definizione. Mente perché cerca di dimostrare una propria tesi estrapolando una o poche frasi da un discorso che racconta, nella sua interezza, una storia completamente diversa.

Quella che segue è un’analisi di un caso particolare che potrebbe sembrare, al lettore occasionale, una semplice diatriba tra due persone. Si tratta però di un esempio tra tanti, scelto dall’autore perché ben conosciuto in quanto coinvolge proprio questa pagina.

La tesi del Cherry Picker

Un perfetto esemplare di Cherry Picker da circo, lo ritroviamo in un animalista che questa pagina conosce bene (l’intervista millantata).
Non è ben chiaro se si tratti di un elevato livello di incapacità di comprendere oppure di una vera malafede, ma questa persona che ha cercato in tutti modi di dimostrare che l’intervista di cui si parla (Intervista a Geraldine Hamilton) fosse falsa, senza mai riuscire nel suo proposito, invece che accettare la realtà ha sempre preferito perseguire la propria menzogna.

La seguente immagine è uno stralcio di una discussione in cui afferma la totale e perenne inutilità degli studi sugli animali.

Lio conferma rosso

Come dicevo, una caratteristica del Cherry Picker è quella di utilizzare delle frasi e dei concetti veri ma estrapolandone delle conclusioni completamente illogiche.

Faccio un esempio: un ingegnere ha detto che “i freni non sono sufficienti a garantire la sicurezza delle automobili” e il Cherry Picker usa queste parole per affermare che “un ingegnere ha detto che i freni delle automobili sono inutili.”
Chiaramente il discorso dell’ingegnere verteva a migliorare i freni per renderli più efficaci, e il suo intento era completamente diverso. (ma il Cherry Picker non ha mentito in modo evidente a tutti, riportando delle frasi false, ha mentito esprimendo la sua opinione ma lasciando credere che sia quella di uno specialista, -tanto i suoi lettori non andranno a controllare-).

Il nostro personaggio in particolare, cerca sempre di dimostrare che le parole della dott.ssa Hamilton sono fasulle perché il dottor Ingber (ideatore del progetto Human on Chip) afferma che il modello animale non è sufficientemente predittivo.
In realtà quello che dice il dottor Ingber è corretto ma, come nell’esempio dei freni, insufficiente è ben diverso da inutile.

Nel perseguire la sua insensata dimostrazione il Cherry Picker copia e incolla costantemente frasi su frasi del dottor Ingber, per dimostrare che lo scienziato non utilizza topi o altri animali.

Lio citazione Ingber e Hamilton

In questo caso la frase che il Cherry Picker considera è “Gli animali spesso falliscono nel predire  i risultati umani nei trial clinici…” però sorvola sulla parola “spesso”, come se non avesse importanza.

Lio citazione Ingber

In quest’altro caso la frase estrapolata è “…gli animali proprio non funzionano.”, senza considerare il contesto colloquiale e le altre frasi come “…gli animali funzionano fino ad un certo punto.”, che al Cherry Picker non fanno comodo.
Nello stesso modo ignora le frasi “La FDA lo riconosce come problema” e “Le compagnie farmaceutiche lo riconoscono come problema”, perché questo (anche contenuto nell’intervista che loro vogliono falsa) elimina il nemico da combattere e le associazioni animaliste guadagnano grazie alla gente che odia un nemico cattivo, sono questi che fanno da grancassa e attirano i “donatori”.

Qui adotto le parole di una persona che ha spiegato chiaramente e meglio di me la logica di queste espressioni del dott. Ingber, ma che il Cherry Picker ha naturalmente ignorato:

“Passiamo al professor Ingber: ovviamente se dovessimo analizzare ciò che ha detto face-value, come farebbe un logico matematico, è semplicemente contraddittorio, perché prima ha detto “they don’t work” e poi ha detto “they work to some degree”. Dovremmo dedurne che è scemo. Ma d’altro canto, un discorso non si analizza come lo farebbe un logico matematico (conoscete quella barzelletta? Un infermiera vede un logico con in braccio il figlio che sua moglie ha appena partorito e gli domanda “è un maschio o una femmina?”, e quello risponde “sì”). Se io ho un forno che ogni tanto si spegne e va sorvegliato continuamente per riaccenderlo quando ciò succede, dirò colloquialmente che “non funziona”… eppure, fin quando non posso permettermi di ripararlo o comprarne un altro, continuerò ad usarlo badando che non si spenga da solo e in caso riaccendendolo.
O Ingber è scemo perché prima dice una cosa e poi l’altra, oppure quando ha detto una delle due cose non la intendeva in senso categorico e letterale. Ha detto “they work to some degree”. Quindi quando ha detto “they don’t work” non poteva che intendere “they don’t work TO SOME DEGREE”, altrimenti vorrebbe dire che si è contraddetto.
Allora o adottiamo la black-and-white logic e deduciamo che è scemo e si è contraddetto, oppure è vero che i modelli animali “don’t work to some degree” ma anche che “they DO work to some OTHER degree”.
Perfino quei grandissimi furboni dei signori Greek per poter dire che “i modelli animali non funzionano” hanno dovuto far ricorso a un trucco geniale: suddividere i modelli in euristici e predittivi-causali. Dopo aver operato questo divisione artificiosa, che serve a non riconoscere la componente euristica del progresso scientifico, che è la più importante, hanno iniziato ad imporre ai cosiddetti modelli causali degli standard di funzionamento sostanzialmente irraggiungibili e decisi arbitrariamente.
Nella realtà della ricerca preclinica i modelli animali sono SEMPRE, almeno in parte, euristici. E d’altro in realtà nessun test al mondo è interamente causale-analogo: anche i test in vitro sono “euristici”, ovvero hanno una componente di possibile errore.
Fondamentalmente vediamo applicate qui una serie di fallacie logiche, ma la più utilizzata è la falsa dicotomia: funzionano assolutamente per fare qualsiasi magia che voglia oppure non funzionano e non servono a niente e secoli di ricerca in vivo la possiamo buttare nel gabinetto. Non è vero che ci sono solo queste due opzioni, è vero che funzionano come modelli euristici e che in quel ruolo sono del tutto INSOSITUIBILI.”

Tutto questo sarebbe di per sé sufficiente a dimostrare la falsità del Cherry Picker, che piega parole e logica ai propri fini, ma ora arriva…

La prova regina della malafede

Un Cherry Picker è una persona che ricerca su pubmed pubblicazioni su un argomento e scarta volutamente tutte le prove contrarie alla propria tesi. Non capita casualmente sulle frasi che gli fanno comodo. Cerca con attenzione il modo di manipolare il contenuto delle pubblicazioni.

Allora proviamo a cercare su pubmed e vediamo che cosa appare quando inseriamo “Ingber” come autore e “topi” come contenuto generico:

ImmSchermo 2015-04-19 alle 14.52.02

Però, 34 pubblicazioni? Sicuramente parla dei topi solo per dimostrare che sono inutili!  O magari no?

ImmSchermo 2015-04-19 alle 15.30.07

Ma che sorpresa! Non è così! Ingber usa i topi proprio per lo svolgimento delle ricerche!
Il Cherry Picker travisa le parole dello scienziato per dimostrare il falso.

ImmSchermo 2015-04-19 alle 18.41.39

È del tutto straordinario! ci sono diversi studi già nei soli 2013 e 2014 di cui il dottor Ingber è coautore, dove si fa sperimentazione in vivo! (senza contare tutti gli altri fatti dal Wyss institute.)

Ma la sperimentazione animale non era inutile secondo il dottor Ingber, citato dal Cherry Picker del circo?

Pare proprio di no, e questo dimostra tutta la malafede o l’incapacità di capire quello che leggono i Cherry Picker, e perché non bisogna mai fidarsi di chi copia e incolla a casaccio e che quando trova qualcosa che non corrisponde alle sue teorie lo ritiene falso.

Infatti, nella realtà (del tutto logica), chi produce metodi alternativi non è un ciarlatano che ne parla a vanvera senza conoscerli, ma è uno scienziato che conosce i pro e i contro del modello animale e, mentre vuole superare i limiti di tale modello, sa valorizzare i pregi della sperimentazione animale, dei dati che può fornire e di quelli forniti in passato.

Proprio come descritto nell’intervista di un anno fa.

Conclusione

Riassumiamo brevemente:

Al Wyss institute di Boston Il dottor Ingber progetta lo Human on Chip per superare lo scoglio della insufficiente predittività (in campo tossicologico) del modello animale, e affida il compito alla dottoressa Hamilton.

La dottoressa Hamilton rilascia un’intervista in cui conferma gli scopi del progetto e l’interessamento del mondo farmaceutico (nel senso che le case farmaceutiche sponsorizzano perché loro vogliono questi metodi di rilevanza umana). Nel contempo afferma che l’uso degli animali è ancora indispensabile perché non esistono ancora le conoscenze necessarie per farne a meno. Spiega che per lo sviluppo dei loro metodi alternativi devono usare dei modelli animali e dà ampi chiarimenti su come e perché.
Gli animalisti negano che sia vero (affermano sempre che solo gli scienziati vivisettori sono degli  ignoranti venduti) perché uno scienziato che produce metodi alternativi d’avanguardia che dice cose simili smentisce completamente la loro tesi complottista su cui basano le campagne di raccolta fondi e donazioni (qualche ingenuo tra voi credeva che gli animalisti facciano queste campagne per il bene degli animali?).
Per corroborare tale negazione usano le doti del Cherry Picker, che sa perfettamente come raccontare balle gigantesche mimetizzate come fonti scientifiche.

In realtà hanno un solo scopo: convincere gli ingenui a donare tramite il 5 x 1000 e donazioni dirette.


Alcuni link agli studi citati:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3666688/

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3746918/

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3939080/


Aggiornamento del 27 aprile 2015

Possiamo collegare solo oggi la breve intervista al fondatore del Wyss Institute, il quale, da scienziato competente e responsabile, ha dissolto ogni possibile dubbio spiegando le ragioni per cui lavora alla creazione dello Human Organ on Chip e al contempo utilizza gli animali per lo sviluppo del progetto e per le altre ricerche del Wyss Institute.

L’intervista a Donald Ingber.

2 pensieri su “La malafede del cherry picker

  1. Da animalista rimasta per un periodo inattiva causa lutto, sono decisamente sconvolta da tante cose che leggo. Io sono indipendente, non ho tessere, ciò che il mio gruppo fa è gratis e non avendo esperti non ci addentriamo in temi scientifici.

  2. Pingback: Bufale un tanto al chilo Come ragionare meglio (e2m3): "Il cecchino texano" - Bufale un tanto al chilo

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