I successi di un “fallimento”

Questa (link)  è la (triste) storia di una scimmia di laboratorio (r04040)

e quello che pubblico in questa pagina è la parte finale, quella in cui si leggono i risultati di un esperimento.

In questo caso si è trattato di un fallimento di successo!

Il piccolo macaco in incubatrice

Il piccolo macaco in incubatrice

Il piccolo macaco è in incubatrice perché allontanato dalla madre. La natura funziona per istinto, non per senso del dovere o per amore (pia illusione animalista).

 

Per che cosa è morta r04040.

Lo studio che è costato la vita di r04040, spiega Chris Barncard, sondava nuovi approcci nell’uso di una proteina che si pensava potesse avere un valore terapeutico nel trattamento del morbo di Parkinson, nell’ictus e in altre malattie.

Gli sforzi per usare questa proteina che erano stati vanificati dalla barriera ematoencefalica, una protezione che serve a bloccare molecole potenzialmente pericolose. Così i ricercatori cercano dei modi per aggirare questa barriera, in questo caso usando la tecnica del cavallo di Troia, accoppiandola con proteine differenti.

Vennero usati 22 macachi. Alla fine tutti gli animali vennero soppressi per avere la possibilità di esaminare I loro cervelli e i loro tessuti.

Dallo studio risultò che il cavallo di Troia non aveva comunque permesso alla proteina di superare la barriera ematoencefalica, e che diverse scimmie che avevano ricevuto il trattamento, avevano sviluppato delle lesioni al pancreas, precursori del cancro.

Una pubblicazione dello studio, apparsa nel giugno del 2012 sulla rivista scientifica PLOS ONE, riportava che questo approccio fu un fallimento.
Il titolo: “A Monoclonal Antibody-GDNF Fusion Protein Is Not Neuroprotective and Is Associated with Proliferative Pancreatic Lesions in Parkinsonian Monkeys.”

Barncard disse che l’esperimento aveva dato importanti risultati.

Tanto per cominciare, scrisse, ha rivelato il pericolo in cui questo approccio può porre ai pazienti umani, il danno che avrebbe potuto causare alle 12 donne volontarie che si erano presentate per la fase clinica successiva.
La pubblicazione di questo studio è un chiaro avvertimento per altri ricercatori che vogliano esplorare questa via di trattamento per il morbo di Parkinson.

Eric Sandgren, direttore del Research Animal Resource Center, dell’Università del Wisconsin, sottolinea questo punto: “queste donne sono le figlie, le mogli, le madri di qualcuno, ed è stato risparmiato loro un trattamento che non avrebbe aiutate che avrebbe potuto procurare loro un cancro al pancreas.”

said the study may also give “new life to pancreatic cancer research” by showing how to induce its symptoms in monkeys. This may help scientists “identify and test new methods of treatment for and early discovery of pancreatic cancer without endangering human patients.”

Barncard afferma che lo studio potrebbe dare anche nuova linfa alla ricerca sul cancro del pancreas, mostrando come indurre gli stessi sintomi nelle scimmie. Questo potrebbe aiutare gli scienziati ad identificare e sperimentare nuovi metodi di trattamento e nuovi modi per scoprire questo cancro senza mettere a rischio i pazienti umani.

In altre parole, I ricercatori sono inciampati in un metodo per far venire il cancro pancreas alle scimmie così da poterle utilizzare in altri studi.

 

Quali conclusioni si possono trarre da una storia come questa?

Prima di tutto si può considerare, anzi, si deve considerare, che non esistono esperimenti inutili. Esistono esperimenti che non portano ai risultati sperati, ma anche da questi, c’è sempre qualcosa da imparare, e in alcuni casi aprono nuove vie alla ricerca.

Chi parla di esperimenti inutili parla con il (poco) senno di poi. Possiamo fare un esempio quotidiano:

Mettiamo il caso che non riusciamo più a trovare le chiavi di casa e quindi cominciamo a cercarle. Dopo averle cercate in 10 posti diversi, al 11º tentativo, riusciamo a trovarle. Ma è solamente dopo averle trovate che scopriamo che potevamo evitare di cercarne dei 10 posti precedenti. Ogni volta che le abbiamo cercate in un settore non abbiamo fatto una cosa inutile, perché abbiamo escluso quello dai punti in cui fare la nostra ricerca, avvicinandoci ogni volta di più al luogo in cui avevamo lasciato realmente le chiavi.

Quando noi ascoltiamo le previsioni meteo lo facciamo con l’intento di capire quale potrà essere il tempo del giorno dopo.
Per sapere com’era il tempo il giorno precedente non abbiamo bisogno di un meteorologo.

 

Per chi obietta che non vale la pena sopprimere delle scimmie per curare l’Alzheimer chiedo se è maggiore il valore aggiunto di una scimmia o quello di un essere umano.

Non mancherà chi parlerà della bellezza della natura e scorda che la natura è bella SOLAMENTE all’occhio degli esseri umani, e sinceramente, tra la bellezza di una scimmia che si mangia le pulci e defeca da un ramo e quella di una appassionata interpretazione artistica, musicale o teatrale che sia, la scimmia la metto al secondo posto.

Sean Connery ne "Il nome della rosa"

Sean Connery ne “Il nome della rosa”, pare (la famiglia tiene il riserbo) affetto dal morbo di Alzheimer.

 

Steve Jobs, ucciso da un  cancro al pancreas

Steve Jobs, ucciso da un cancro al pancreas

 

Seriously.

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