Il figlio, l’assassino e il ricercatore.

Quando si parla di ricerca si parla spesso di test sugli animali e tanta gente associa questa fase degli studi ad una tortura inutile, ma senza sapere davvero che cosa sia la ricerca sugli animali e credendoli tutti assassini.

 

L'opinione comune degli attivisti contro la sperimentazione animale.

L’opinione comune degli attivisti contro la sperimentazione animale.

 

Ora vi racconto di una conversazione con un giovane ricercatore che studia medicina e lavora in un importante centro di ricerca del nord Italia. Si chiama Corrado. Anzi, non è vero, ma lo chiamerò così perché certi animalisti hanno il vizio di vessare chi fa ricerca.

 

Articolo di giornale che parla delle vessazioni degli "animalisti" nei confronti dei ricercatori. (2014)

Articolo di giornale che parla delle vessazioni degli “animalisti” nei confronti dei ricercatori. (2014)

 

Tutto comincia con delle domande relative allo stadio di una ricerca importante, per capire e contrastare il funzionamento delle metastasi del cancro al colon e del melanoma. Dopo alcune spiegazioni cominciamo ad entrare nei particolari. Corrado, essendo questa stagione di esami ed essendo anche lui particolarmente impegnato, non mostra segni di impazienza, anzi, lascia trapelare, frase dopo frase, la passione che lo anima.

Quello che fa è importante, ha uno scopo elevato e far capire alla gente la complessità di quello che fanno in laboratorio lo vive come parte della missione.

È osservando questo animo aperto, pieno di curiosità e di passione, che mi sovviene l’enorme ingiustizia che impregna le stupide accuse di quelle capre (Sgarbi docet) che vedono nei giovani come lui dei facili bersagli per una magra corruzione (si guadagna molto di più vendendo fuffa e aizzando gli incauti contro un nemico immaginario).

A questo punto gli chiedo perché vengono usati gli animali per la ricerca di cui si occupa, e lui mi risponde così (testuale):

“Il destinatario finale della ricerca oncologica rimane ovviamente l’uomo e infatti la risposta finale dell’effetto di un farmaco viene dalla sperimentazione sull’uomo, tramite i trial clinici. Tuttavia per studiare un farmaco e i suoi effetti devo partire da un modello semplice, un modello che permetta di dare una risposta chiara e inequivocabile alla domanda scientifica che si pone il ricercatore: questo modello sono le cellule in coltura. Ma quindi dopo aver risposto alle mie domande con il modello cellulare posso passare direttamente all’uomo? Secondo me no, perché è un salto enorme: si passa da cellule che crescono in 2 dimensioni su un supporto di plastica, al mammifero più evoluto. Questo forte aumento di complessità anziché dare risposte più complete e più ampie non farebbe altro che aumentare la confusione: entrano in gioco troppe variabili che lo sperimentatore non può controllare.

Il modello animale si pone in mezzo: ci portiamo ad un livello di complessità superiore, che mi permette di capire se gli effetti che ho osservato sono artefatti tecnici (causati dalle limitazioni del modello cellulare) o sono reali, mi permette di capire se il nuovo farmaco o la nuova combinazione sono tossici per un essere vivente oppure no, e altro. Ma allo stesso tempo l’animale rimane di facile manipolazione: posso reclutare molti “soggetti” e in poco tempo (per un trial servono mesi) e per di più questi soggetti possono essere geneticamente tutti uguali, cosa che mi permette di escludere l’effetto di variabili che non controllo e che potrebbero gettare confusione sul risultato dell’esperimento.  

Come tutti i modelli non è perfetto: infatti se un farmaco funziona sul topo è ancora possibile che sull’uomo non funzioni allo stesso modo. Ma se invece non funziona sul topo è molto probabile che non funzioni neanche sull’uomo e questo mi permette quindi di non fare sperimentazioni inutili sugli esseri umani. Perché questo? Perché a differenza di quanto si pensa l’uomo e il topo hanno molte caratteristiche in comune: sono due mammiferi, hanno gli stessi apparati e se non sbaglio il 98% dei geni del topo trova un omologo nel genoma umano.  

Non si può dunque abolire il modello animale finché non si trova un altro modello con uguali vantaggi e la ricerca è attiva anche su questo, trovare modelli per cercare di ridurre il salto dalle cellule in 2D all’uomo: ad esempio molti gruppi (noi compresi) si sono interessati agli organoidi, delle particolari colture cellulari fatte in 3 dimensioni, in grado di replicare la struttura a cripte del colon umano.  

Un ultimo punto da sottolineare è come vengono trattati gli animali: l’uso del modello animale è regolamentato da una legislazione severissima, per cui tutti i progetti che coinvolgono il modello animale devono essere approvati dal Ministero della Salute, i ricercatori che lavorano con gli animali devono essere appositamente istruiti e formati, c’è un costante controllo del benessere degli animali da parte dei veterinari, i locali in cui vengono tenute le gabbiette sono rigorosamente puliti e altro ancora. Lavorare con gli animali è quindi necessario, ma si cerca di fare tutto il possibile perché questi animali possano vivere in condizioni adeguate ad un essere vivente.”

 

Uno dei centri che organizzano i corsi FELASA per imparare a trattare gli animali nel migliore dei modi.

Uno dei centri che organizzano i corsi FELASA per imparare a trattare gli animali nel migliore dei modi.

 

Quest’ultimo paragrafo mi colpisce perché sembra una spiegazione di routine e decido di sondare il terreno (sapete, l’alternativa proposta dagli anti.SA, alla corruzione, è il lavaggio del cervello) e chiedo se la parte sul trattamento degli animali lui l’abbia acquisita sui testi oppure se l’ha realmente vissuta di persona. Questa è la risposta:

“No, l’ho vissuta: ci sono tecnici e veterinari di una ditta che controllano gli animali e aiutano i ricercatori nella gestione degli esperimenti, ci sono visite regolari dei veterinari dell’ASL, si usano animali “sentinella” per verificare che non ci siano contaminazioni dei locali da parte di agenti infettivi… E personalmente non posso manipolare in prima persona gli animali perché non ho ancora fatto il corso preparatorio”

Ma ad un certo punto mi chiedo che cosa spinga un ragazzo di poco più di vent’anni a studiare medicina (facoltà che impegna molto) e insieme dedicarsi alla ricerca.
Ecco le sue parole:

“Direi per il desiderio di dare il mio contributo per l’avanzamento della scienza: prima è venuta la decisone di medicina, poi cominciando a studiare le varie materie ho capito che molte domande nella medicina sono ancora irrisolte, molte malattie incurabili e sentivo come il desiderio di non aspettare che la soluzione “capitasse” grazie al lavoro di altri, ma di mettermi in gioco per dare anch’io il mio contributo per avere un avanzamento, delle risposte!”

Al di là della voglia di cercare risposte in prima persona e di sfidare la ritrosia della natura nel rivelare i suoi segreti, l’ammirazione per Corrado e gli altri giovani come lui, viene dal pensare che sono i nostri figli, i nostri fratelli. Sono le persone che amiamo e conosciamo nell’intimo. Sono le persone che sappiamo benissimo che non assomigliano per nulla alla figura dell’assassino sadico e corrotto che gli animalisti dipingono nel tentativo di spiegare le loro folli teorie.

Con questa testimonianza cade anche un’altra stramba teoria animalista, alternativa all’ipotesi del ricercatore crudele e avido.
Per convincerci che chi fa ricerca anche con gli animali, se non è cattivo è stupido, dicono che viene fatto loro il lavaggio del cervello; che gli vengono insegnate vuote nozioni dogmatiche che loro imparano a ripetere a pappagallo.

Beh! A Corrado, questo pappagallo, hanno insegnato quello che sanno e…quello che NON sanno! Gli hanno fornito gli strumenti per porre e porsi domande. Gli hanno dato un motivo per cercare le risposte mancanti in prima persona, seguendo la logica e le prove e facendosi guidare dall’intelligenza e dall’istinto.

Anche in questa “intervista” trovate le sue parole testuali perché mi picco di riportare sempre i fatti, non le mie interpretazioni spacciate per fatti.

Questo ragazzo ha ancora addosso l’odore della gioventù, dei sogni e degli ideali che l’hanno portato fino a qui e lo accompagneranno oltre.

Non è in questa occasione che voglio addentrarmi nello specifico tecnico delle spiegazioni che ha dato, già eloquenti da sé, ma voglio illuminare gli incerti sui racconti fanta-horror diffusi sul web e altrove da chi pensa di difendere gli animali.

Siccome tanta gente si porrebbe spontaneamente la domanda: “Perché, se la sperimentazione animale è inutile come dicono gli animalisti, il 94% degli scienziati la sostiene?”.

La domanda è più che logica e l’unica risposta che danno è che “i ricercatori sono senza cuore, o sono corrotti dalle case farmaceutiche, o sono incapaci di usare la ‘vera scienza’”.

A parte che la pressoché totalità delle scoperte e quasi tutti i premi Nobel del settore sono attribuibili a scienziati che si sono avvalsi di studi su animali, credete davvero che Corrado e tutti i Corrado del mondo, arrivino a questo punto, per poi abbandonare i loro sogni, tradire gli ideali, infangare il merito conseguente a dieci e più anni di studio, e farsi corrompere per qualche gadget o per quattro soldi che siano?

 

 Così dimostrano la verità scientifica le associazioni animaliste.


Così dimostrano la verità scientifica le associazioni animaliste.

 

 E c'è chi la verità vuole dimostrarla così.


E c’è chi la verità vuole dimostrarla così.

 

Chi è più probabile che dica la verità?

I Corrado di questo mondo  quando parlano dell’utilità degli animali in ricerca, o la gente che si aggrappa a complotti e immagini emotivamente cariche ma false, e che guadagnano semplicemente vendendo propaganda e chiedendo donazioni?

A voi la vostra risposta.

Genn. 2016, by Seriously.

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